Valutare l’Alto Potenziale Cognitivo in bambini e ragazzi

Il processo di valutazione inizia dalle domande che genitori e insegnanti si fanno sulle caratteristiche del bambino/ragazzo e sulle domande che fa su se stesso. A queste soprattutto vogliamo dare risposta: conoscersi è necessario al proprio ben-Essere.

Sempre più spesso chi richiede la somministrazione del test per il profilo cognitivo ha già raccolto informazioni, selezionato il professionista, formulato ipotesi e ha delle aspettative.

L’Alto Potenziale Cognitivo fa parte delle neurodivergenze e come tale può non presentarsi come condizione isolata. Scegliere di far valutare il proprio figlio da chi ha la formazione per individuare se le sue caratteristiche sono spiegabili col solo APC o rivelano altro è fondamentale: prima si riconosce un funzionamento complesso e prima si avranno gli strumenti per supportarlo in uno sviluppo equilibrato.

Per la valutazione chiedo ai genitori di prendersi del tempo e scrivere la storia del proprio bambino/ragazzo riportando sviluppo, interessi, passioni, amicizie, scolarizzazione, difficoltà e punti di forza e aggiungendo un breve resoconto del loro percorso scolastico.

Da quando il bambino arriva presso lo studio a quando esce tutto ciò che accade fornisce informazioni. Nulla è a caso. Ognuno di noi è in relazione sia con l’ambiente che con chi lo abita. Varcare la soglia è un primo passo nella costruzione di un’esperienza comune, che, sebbene preveda l’utilizzo di strumenti standardizzati, non è mai uguale ad un’altra.

Lo studio offre due spazi comunicanti: una stanza dove si lavora e la stanza dei giochi attrezzata per lasciare il bambino libero di esplorare, rilassarsi e giocare.

C’è il bambino che ha bisogno di trascorrere del tempo nella stanza dei giochi, quello che non vede l’ora di iniziare, quello che chiede pause, quello che non si fermerebbe mai, quello che chiede ai genitori di tornare per poter fare altri “giochi” perché è stato “troppo divertente!”, quello che ha vissuto un’esperienza emotivamente così coinvolgente che deve rimanere dopo aver finito per potersi separare lentamente…

La somministrazione dei test non è l’unico modo per raccogliere informazioni sul bambino! Come affronta la situazione, come affronta le singole prove, quanto chiede rassicurazione o insiste per “farne di più difficili”, tutto mi parla di come è quello specifico bambino. Più aumenta l’età, più si modifica la modalità, ma anche nei ragazzi il come vivono l’esperienza è fondamentale.

Il test che utilizzo per valutare il profilo cognitivo dei bambini dai 6 ai 16 anni è la scala WISC V, che è lo strumento più utilizzato a tale scopo. A questo si possono aggiungere altre prove decise in base a ciò che emerge. La durata dell’incontro include abbastanza tempo da consentire al bambino tempo di gioco e recupero.

La scala WISC V prevede 10 subtest primari e 6 secondari. Vengono somministrati tutti così da ottenere il maggior numero di dati. Nella WISC V avremo 6 indici principali – Comprensione verbale, Visuospaziale, Ragionamento fluido, Memoria di lavoro, Velocità di elaborazione, Quoziente intellettivo – e 5 ausiliari – Ragionamento quantitativo – Memoria di lavoro uditiva – Non verbale – Abilità generale – Competenza cognitiva.

Una volta conclusa la somministrazione dei test i dati raccolti vengono elaborati e raccolti in due relazioni: quella per i genitori e quella per gli insegnanti. Questa fase è la più lunga. Richiede tempo e di non adagiarsi su facili e veloci risposte. Tutti i dati emersi vanno letti considerando come il bambino ha affrontato le singole prove. Il numero da solo non è sufficiente a spiegare il bambino. Lo stesso numero in due bambini diversi assume un significato diverso.

I profili dei bambini APC presentano discrepanze fra i valori che emergono dalla WISC e queste discrepanze vanno interpretate per poter fornire a chi si relaziona col bambino le chiavi di lettura e gli strumenti per poterlo supportare in una crescita armonica. Le discrepanze più rilevanti segnalano la possibile presenza di altre condizioni e verranno segnalate invitando ad ulteriori approfondimenti.

Oltre alle discrepanze è importante riconoscere se il bambino sta compensando delle difficoltà funzionali, che possono non manifestarsi in maniera evidente. Compensare sottrae risorse al bambino/ragazzo. Questo processo, che viene messo in atto senza che ce ne sia consapevolezza, provoca uno stato di sovraccarico, stanchezza e conseguenti nervosismo, ansia, scarsa motivazione ecc.

Ai genitori presento una relazione molto dettagliata che include l’osservazione svolta nel corso dell’incontro e come il bambino/ragazzo ha affrontato le prove. Un domani questo servirà per fare confronti se verrà ripetuta la valutazione. Nella relazione trovano la lettura dei singoli indici, delle discrepanze, dei punti di forza e di debolezza del bambino/ragazzo. Chiunque prende in mano la relazione deve potersi fare un quadro del bambino/ragazzo.

Per la scuola la relazione è più sintetica ed è focalizzata su ciò che serve agli insegnanti. La chiave di lettura è più operativa e per ogni discrepanza significativa indico come aiutare il bambino in classe. La relazione per la scuola che spiega il funzionamento del bambino e come questo si ripercuote in classe è necessaria affinché gli insegnanti siano supportati nel progettare la didattica per quello specifico bambino.

Il percorso valutativo si conclude con l’incontro di restituzione svolto coi genitori ai quali viene spiegato quanto emerso e date strategie per supportare il proprio figlio.

Per contatti    infochiaradainese@gmail.com

4 risposte a “Valutare l’Alto Potenziale Cognitivo in bambini e ragazzi”

  1. Buona sera,

    Una curiosità.
    Leggo che si parla dell’approccio della fascia 6-16 anni.
    Ma esiste un approccio anche per fasce di età inferiori o superiori?

    1. Buongiorno Gabriella, certo esistono test utilizzabili dai 2 anni e mezzo ai 90 anni. In età prescolare si utilizza la scala WPPSI (Wechsler Preschool and Primary Scale of Intelligence) utilizzabile fino ai 7 anni e 3 mesi. Dai 6 ai 16 anni e 11 mesi la scala WISC (Wechsler Intelligence Scale for Children) e dai 16 anni ai 90 la scala WAIS (Wechsler Adult Intelligence Scale). Ci sono altre scale e tipologie di test, queste sono le più utilizzate.

  2. Buongiorno,
    Vorrei un chiarimento sulla determinazione del QI con il test Wisc, se la differenza tra due indici è molto elevata, il QI non è interpretabile? In questo caso si valuta l’IAG? e quanto deve essere per riconoscere un alto potenziale?

    1. Nella WISC IV il QI risulta non interpretabile quando fra due indici la distanza è di 40 o più punti. Sempre per definire la presenza di Alto Potenziale si guarda lo IAG, che rappresenta la capacità di ragionamento. Il Cut Off rimane 130, quindi uno IAG pari o superiore a 130 definisce la presenza di APC. Chiaro che un 129 non è “NON APC”. Bisogna sempre guardare gli indici e i singoli subtest. Importante è osservare come il bambino raggiunge il punteggio in un subtest: potrebbe sbagliare item facili e poi rispondere fino a quelli più difficili. Aver sbagliato abbassa il punteggio, ma che abbia risposto a domande più complesse è rilevante per comprendere come si attiva davanti al compito.

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